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Simbolismo comunicazione

Simbolismo Comunicazionale

Il Simbolismo fu prima di tutto un movimento letterario, sorto ufficialmente nel 1886 con la pubblicazione del Manifesto del Simbolismo ad opera del poeta Jean Moréas (1856-1910). Preceduto dall’esperienza poetica di Baudelaire, trovò in Stéphane Mallarmé (1842-1898), Paul Verlaine (1844-1896) e in Arthur Rimbaud (1854-1891) i suoi esponenti più autorevoli. Le sue radici affondano nell’estetica romantica, che aveva già celebrato la poesia e l’arte come particolari forme di conoscenza, nella convinzione che la realtà sensibile celasse verità spirituali che soltanto i poeti e gli artisti sapevano comprendere.

La difficile decifrazione della realtà poteva attuarsi solo attraverso una continua ricerca di idee e immagini, che appartenevano alla realtà esterna come a quella interiore e che si riconnettevano simbolicamente fra loro.

Nel campo delle arti figurative, il parallelo con il manifesto letterario del 1886 di Moréas fu offerto da un articolo dello scrittore e critico d’arte Albert Aurier, apparso nel 1891 sul «Mercure de France» con il titolo Il Simbolismo nella pittura. Secondo Aurier, un’arte simbolica dev’essere espressiva di idee, e non di semplici esperienze reali e naturalistiche, e improntarsi fortemente alla visione soggettiva dell’artista. Egli propose una descrizione dell’arte simbolista che sarebbe divenuta celebre: al tempo stesso ideista, simbolista, sintetica e decorativa.

La prima mostra dei pittori “simbolisti”

Nel 1891, presso la galleria Le Barc de Boutteville, al 47 di rue Laffitte a Parigi, fu organizzata la prima mostra di pittori dichiaratamente “simbolisti”. In quella circostanza, nel presentare i quadri esposti, il critico Gaston Lesaulx scrisse: «Un’altra scuola sta sorgendo, ancora sconosciuta al grande pubblico. È quella dei pittori simbolisti, o anche definiti ideisti. Questi vogliono, servendosi del colore e della linea, rappresentare, come i musicisti e i poeti, non tanto l’aspetto esteriore degli oggetti, quanto le forze psichiche che ne costituiscono l’anima, non la materialità degli involucri, ma i Sogni e le Idee, che sono la caratteristica dell’Essere».

Realismo e Simbolismo

Se Courbet aveva affermato: «Non penso che a ciò che vedo, e non ho mai visto degli angeli», il pittore Gustave Moreau sostenne: «Credo solo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento». È questa la differenza essenziale fra Realismo e Simbolismo: se il pittore realista aveva deciso di scegliere come soggetto della propria indagine il mondo oggettivo, quello simbolista indagò la realtà ma solo per andare oltre le sue apparenze. Simbolisti furono dunque quei pittori che puntarono a elaborare un’arte dove i rapporti con gli oggetti si rivelavano imprevedibili.

Per loro, il simbolo diventava un elemento rivelatore, la testimonianza visibile di un’essenza segreta, per svelare la quale era necessario procedere per allusioni e metafore. Simbolo, e non allegoria, giacché quest’ultima traduce con immagini esplicite e immediatamente riconoscibili, un principio morale o un’istituzione (la carità, la giustizia, la regalità, lo Stato); il simbolo invece richiede un costante impegno nella ricerca del contenuto. L’immagine simbolista non s’identifica, dunque, strettamente con quanto rappresenta ma suggerisce significati diversi e talvolta misteriosi.

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